Speciale: gli eSport e il modello degli sport tradizionali

By Giulia Conte - - Speciali

Gli eventi eSport possono riempire enormi stadi di fans che guardano i loro idoli progamer sfidarsi per montepremi ricchissimi, fino a 20 milioni di dollari. Ma, se accostiamo il mondo degli eSport a quello degli sport tradizionali, ci accorgiamo che i primi hanno ancora tanta strada da fare per arrivare al livello dei secondi, almeno da un punto di vista economico.

Una statistica può aiutarci a renderci conto dell’ordine di grandezze di cui stiamo parlando: secondo il reportdi Newzoo, specializzato in analisi di mercato del settore videogames, i campionati di sport tradizionali come il basket monetizzano i fans fino ad arrivare a guadagnare 15 dollari per ognuno, contro i 2.83 dollari dei fans degli eSport.

Un interrogativo sorge dunque spontaneo: cosa può aiutare il mondo degli eSport a crescere ulteriormente e soprattutto a trovare un modo per rendere più profittevoli gli investimenti nel settore?

Negli sport tradizionali esiste in ogni Paese una sola lega ufficiale (ad esempio, negli USA ci sono NBA per il basket, MLB per il baseball), mentre negli eSports il panorama è ancora molto (troppo) frammentato: Eleague, MLG, ESL sono le principali leghe organizzatrici di tornei, ma esistono moltissime altre realtà più piccole. Questo significa che gli operatori del settore, gli organizzatori e le stesse case di produzione di videogames devono tenere conto di un elenco di interlocutori molto ampio, caratterizzato dalla presenza di esigenze molto diverse tra loro, spesso inconciliabili.

Questo porta un’altra conseguenza importante che riguarda i consumatori: dato che il panorama non è integrato e non si percepisce l’intenzione di remare tutti dalla stessa parte per far sì che lo sforzo propulsivo riguardi l’intero settore degli eSport, i consumatori fanno fatica ad essere fidelizzati, ad appassionarsi e a seguire con partecipazione emotiva le proprie squadre o i propri gamers del cuore anche oltre il singolo torneo.

Da questo punto di vista, qualcosa ultimamente si sta muovendo, con i tentativi fatti ad esempio da Blizzard, che ha iniziato ad organizzare in prima persona tornei di Overwatch, oppure attraverso l’ingresso nel settore di squadre NBA, già abituate a ragionare in quest’ottica di investimenti integrati, che creano propri team eSport.

Paradossalmente, un altro aspetto a cui fare molta attenzione deriva da uno dei grandi punti di forza degli eSports: il fatto di poter essere visti e partecipati da qualsiasi parte del mondo. Per fare un paragone, il Superbowl o una partita NBA sono anche essi guardati in tutto il mondo, ma sono universalmente percepiti come eventi statunitensi; la stessa cosa non può dirsi per un torneo eSport, che è un evento molto più diffuso. Conseguentemente, un’azienda che voglia sponsorizzare un torneo eSport, trova molta più difficoltà a identificare un pubblico definito al quale rivolgere il suo messaggio pubblicitario, e questo scoraggia gli investimenti.

La chiave per cercare di superare questi inconvenienti potrebbe stare in una semplice parola, che tutti gli appassionati di social network sicuramente conosceranno: engagement. Proprio aumentare gli sforzi nel cercare il coinvolgimento degli spettatori, nel provare a creare delle fanbase di supporto ai vari team o gamers potrebbe infatti fare in modo da formare un ambiente più solido e più attraente per gli investimenti: basti pensare ad esempio a quanti ricavi porta l’arrivo in una squadra di calcio o di basket di un giocatore di grande appeal, e quanto le aziende sono disposte a sgomitare tra loro per investire in quel team, attirati ad esempio dai dati sulle vendite delle divise ufficiali. Per adesso la stessa cosa non vale per gli eSport, ma questo non significa che non avverrà mai, siamo pronti a scommetterci.

Di sicuro c’è solo una cosa: il giro di affari intorno agli eSport non può fare altro che crescere. Se paragonato agli sport tradizionali, infatti, il movimento eSportivo esiste da pochissimo e solo da meno di 10 anni si è affermato su scala internazionale. I numeri parlano di ricavi che aumentano esponenzialmente di anno in anno e, secondo le previsioni, questa crescita non sembra destinata ad arrestarsi.

Quindi l’unico interrogativo a cui non abbiamo (ancora) una risposta è COME crescerà il mondo eSport? Noi scommettiamo su maggiore regolamentazioneintegrazione dei vari ruoli in gioco in pochi grandi conglomerati con la formazione di una sorta di oligopolio e maggiori investimenti nell’interazione con gli utenti anche al di fuori dell’evento singolo. E voi, cosa ne pensate?