Intervista a Iacopo Melio

By Emiliano Spinelli - - Interviste

Altro giovedì, altra intervista esclusiva. Ho avuto l’onore di intervistare Iacopo Melio, un ragazzo come noi, sognatore, scrittore ed attivista per i diritti umani e civili. Perché il gaming è democratico ed appassiona ragazzi e ragazze di tutte le estrazioni culturali e sociali, senza le becere discriminazioni del quotidiano. Ma non tolgo altro spazio al nostro graditissimo ospite, quindi eccovi l’intervista!


-Parlaci di quello che fai.

Sono Iacopo Melio, ho 24 anni e studio “Scienze Politiche” all’università di Firenze. Sono un giornalista freelance e un attivista per i diritti umani e civili. Da due anni porto avanti una campagna chiamata #vorreiprendereiltreno, diventata poi Onlus, con l’obiettivo di sensibilizzare all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali nel nostro Paese.

-Quali sono le difficoltà che si possono incontrare nel percorso?

  • La principale barriera sarà sempre quella dell’indifferenza e dell’ignoranza di chi non arriva a comprendere che un Paese più accessibile è un Paese migliore per tutti, non solo per i disabili (penso alle mamme coi passeggini o agli anziani col bastone, o più semplicemente ad un giovane infortunato con una mobilità ridotta momentanea).

-Cosa pensi del movimento degli eSports in generale e come credi possa migliorare in Italia?

  • Credo che il gioco, in generale, sia un grande canale di integrazione e di inclusione, ma anche una “zona” dove la disabilità paradossalmente non esiste, così come i limiti. Penso a Massimiliano Sechi, grandissimo campione di gaming nato senza gli arti superiori e inferiori: il suo è un esempio di come si possano abbattere le barriere grazie al gioco, e diventare una fonte di ispirazione.

-All’estero stanno avendo successo le trasmissioni a sfondo gaming che trasmettono e commentano i vari tornei internazionali; come accoglieresti una proposta del genere in Italia?

  • Sicuramente trasmissioni simili aiutano molto alla diffusione della cultura del gaming, quindi non può che far bene per concedere opportunità a persone apparentemente “svantaggiate”, offrendo loro una rivalsa.

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-Raccontaci un aneddoto particolarmente emozionante vissuto in questi anni.

  • Sicuramente la video-conferenza alla quale ho preso parte ad Aprile, al Parlamento Europeo, riguardo la mobilità. Un momento importante che ha riconosciuto alla nostra Onlus un certo peso specifico nel mondo della disabilità e della sensibilizzazione.

-Raccontacene ora uno divertente e inaspettato.

  • Un fine settimana decisamente divertente è stato quello che ci ha portato a Milano, per partecipare insieme a Lorenzo Baglioni e alla sua band alla trasmissione “Quelli che il calcio”. È stata una bella esperienza.
    Momenti inaspettati ce ne sono invece tutti i giorni, nell’affetto delle persone che ci seguono, in continua crescita (ad oggi siamo a 300.000 persone) e che per strada, spesso e volentieri, addirittura mi fermano. Soddisfazione più grande della loro riconoscenza e ammirazione non ci potrebbe essere.

-Come ti sei avvicinato al mondo dei videogiochi e qual è il tuo titolo preferito di sempre?

  • Ho iniziato a giocare da piccolissimo, avevo quattro anni: i miei genitori mi comprarono il “Super Nintendo”. Da allora Nintendo significa per me infanzia. Ho comprato il game boy “color”, che poi ho venduto per comprare il game boy “advance”, che poi ho nuovamente venduto per comprare il “Nintendo SP”, che ho tuttora. Poi comprai il Nintendo DS, che ho ad oggi passato a mia sorella di 9 anni.
    Ho avuto anche la PlayStation (prima la 2, regalatami per la comunione, e adesso la 3) ma il tempo di giocare è veramente poco o niente. Ho quindi abbandonato quasi del tutto il gaming, anche se ogni tanto faccio log-in in una land di Gioco di Ruolo online (by chat) e mi faccio qualche “giocata” con i presenti, anche se i GDR by chat stanno scomparendo, purtroppo (hanno accompagnato tutto il periodo delle scuole superiori).
    Dopo la laurea, però, con meno impegni, vorrei riprendere in mano la Nintendo. Mi sento dannatamente serio e “vecchio”, ho bisogno di una botta di infanzia.

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-Aspettative per il futuro?

  • No, vivo molto alla giornata prendendo tutto ciò che di bello questo percorso mi sta offrendo. Spero che la nostra associazione possa procedere il più lontano possibile, però, per il bene di tutti.

-Ritieni che i più importanti player nel panorama gaming meritino notorietà come un qualsiasi sportivo?

  • Assolutamente sì. Il successo nel gaming è dovuto comunque ad allenamento e disciplina tanto quanto gli altri sport, anche se non richiede sforzi fisici.

-Cosa pensi del progetto “Gamerwall”?

  • Tutto ciò che possa diffondere questa cultura credo sia positivo.

-Cosa consigli a chi vuole avvicinarsi a questo mondo?

  • Di giocare consapevolmente. Il gaming è un bellissimo canale di inclusione e divertimento, purché non si confonda il reale dal virtuale. Esagerare è sempre sbagliato, in tutte le cose. Pensate a divertirvi, con quel po’ di sana competizione che fa sempre bene, senza strafare.

-Raccontaci cosa vuol dire per te far parte di una community come quella italiana.

  • Significa tessere rapporti, anche se virtuali, con altre persone, con le quali condividere passioni o interessi: insieme possiamo andare sempre più lontano.