Intervista a Kate Lillton delle END Vanity

By Giulia Conte - - Gaming al femminile

Quest’oggi abbiamo intervistato per voi Kate Lillton delle END Vanity: da molti anni fa parte del circuito competitive, si è prodigata in prima persona per creare un team femminile di Call of Duty quando il gaming femminile era ancora agli albori, e sta partecipando agguerritissima al primo Campionato italiano femminile di COD che si tiene proprio in questi giorni nell’ambito della Call of Duty LAN Event 2016.


– Come è nata la tua passione per il gaming e quali sono stati i tuoi giochi preferiti?

  • Sin da piccola sono stata appassionata, affascinata e attirata dalla tecnologia e dai videogiochi, ed è per questo che mi sono cimentata nel mondo videoludico, partendo dal mio amatissimo ‘Super Mario 64’ su Nintendo64. Nel tempo però, questa passione è cresciuta sempre più ed ho deciso così di comprare la favolosa Playstation1.

– Parlaci un po’della tua esperienza nel campo del competitive.

  • Ho iniziato la mia vera e propria carriera da player, giocando su Red Dead Redemption e contemporaneamente su Call Of Duty Moden Warfare 2. In seguito, con l’uscita di Call Of Duty Black Ops 1, mi sono cimentata, con tutte le mie forze, nella nuova esperienza competitiva, collaborando con i migliori players del momento. Con l’arrivo di Modern Warfare 3 invece, sono stata contattata dalla FICW, per partecipare come membro nella Nazionale Femminile Italiana di CarlottaSs nella quale ho avuto una permanenza di un anno, per poi concludersi con la chiusura del team. Proseguendo nelle mie esperienze, sono stata contattata anche da Game-Experience.it, rivestendo un nuovo ruolo ovvero quello da caposquadra, attribuito dal portale stesso, nella quale ho appunto fondato le attuali Queens. Con la grande ambizione di far crescere il mio team, mi sono dedicata all’organizzazione di quest’ultimo, agli allenamenti e ai tornei del momento, proiettando il team (proveniente dal veterano) allo standard, creando così il primo team femminile competitivo su Playstation di Call of Duty. Mirando sempre più al conseguimento dei miei obiettivi, durante il 2° anno di attività del team, sono stata notata e riconosciuta dall’attuale Liquid Gaming, ottenendo un contratto ufficiale entrando quindi a far parte dell’associazione dilettantistica, giocando a livelli semi-professionistici . Soddisfatta di questo nuovo progetto offerto al mio team, ho continuato ad allenarlo, cercando di estrapolare il meglio di quest’ultimo, sfruttando tutte le capacità di ogni membro. Purtroppo però, per via di problematiche interne, scarsa unione e incomprensione nel team, , al 3° anno dalla fondazione, ho abbandonato la squadra da me creata con tanta passione e sforzi, lasciandolo nelle mani della Liquid Gaming. Infine, dopo una piccola pausa, sono stata capace di rimettermi in gioco e dopo le tante richieste di partecipazione, ho deciso di entrar a far parte della multigaming TES nel team Furies, che mi ha offerto una collaborazione alquanto soddisfacente nel mio periodo di pausa. Dopo circa 2 mesi però, ho abbandonato il team e in seguito mi è stato proposto di entrar a far parte dell’ASD END Gaming e di rivestire nuovamente il ruolo da caposquadra. Soddisfatta di ciò, ho accettato la proposta mettendo su , nel giro di un mese, un nuovo team ovvero le END Vanity che porterò con grande onore alla nuova LAN femminile di settembre.

– Quanto è difficile trovare altre gamers nel competitive e fondare un team? Quali sono le caratteristiche giuste che un(a) gamer deve avere per far parte di un team competitive?

  • Questa domanda è alquanto interessante… Personalmente penso che attualmente sia più facile trovare player, rispetto agli anni precedenti. Affermo questo perché ho vissuto varie esperienze di questo tipo già dalle prime saghe di Call Of Duty, per cui essendo giocatrice esperta con un’esperienza alle spalle di 7 anni, posso confermare quanto detto, soprattutto perché in precedenza questo mondo non era ancora molto diffuso tra le ragazze, per cui le players in circolazione erano solo di “compagnia” e non “competitive” . Tuttavia, nel corso del tempo, c’è stata una grande evoluzione, infatti solo in quest’ultimo anno c’è stato un notevole aumento di players. Per quanto riguarda le caratteristiche giuste di un gamer da competitive, penso che innanzitutto dev’essere competitivoleale e rispettoso verso i membri del team, ma la cosa più importante è la disponibilità e la voglia di impegnarsi dando il meglio di sé, la capacità di integrarsi, adattarsi ed essere sempre pronto a nuove sfide. Inoltre altra cosa fondamentale sono i MOVIMENTI e quindi l’agilità nei movimenti, e quindi lo stile in se per sé del gamer, i suoi modi di pensare e agire. Detto ciò, le capacità di un gamer sono tantissime ma sono proprio queste caratteristiche a definirne la sua bravura. Del resto ci vuole solo un pizzico d’esperienza.

– Credi che la separazione netta tra lan e lan femminili sia giusta?

  • Beh, a mio avviso ci sono pro e contro. Personalmente penso che è un peccato suddividere i tornei in femminili e maschili, perché giocando tutti insieme, si creerebbe un senso di unione e uguaglianza tra tutti i membri della community ; tuttavia però è anche vero che come in tutti gli sport, questa suddivisione è più che lecita in quanto ci si deve sfidare con chi ha le stesse abilità e mentalità.

– Cosa ne pensi degli ultimi COD rispetto a quelli passati? Cosa cosa pensi del prossimo?

  • Questa è una bella domanda ! Penso che i giochi odierni siano enormemente esagerati e diversi dai precedenti. La differenza più rilevante tra i vecchi e i nuovi giochi sono i movimenti. Quelli precedenti erano più “statici “, e ciò rendeva il gioco più reale, ed è proprio per questo che erano alla portata di tutti. I giochi odierni invece, rendono il gioco più “dinamico” perciò per ottenere buoni risultati, necessitano di un player a una strumentazione adeguata, ovvero la scuf o la connessione aggiornata (con fibra di questi tempi).

– Il tuo COD preferito?

  • Il mio preferito? Decisamente Bo2!! Inoltre è stato il gioco del mio debutto.

– eSports in Italia rispetto agli USA: cosa credi che manchi per affermare questa realtà anche “a casa nostra”?

  • Ovviamente la connessione! Purtroppo siamo ancora molto dietro rispetto agli USA, la nostra connessione nazionale non è paragonabile alla loro, il che è un grande svantaggio per noi. Inoltre, la nostra mentalità ancora chiusa, ci allontana sempre più dall’esport in Italia, detto ciò, questo è un altro punto di svantaggio per noi, perché in altri paesi, come in questo caso in USA, i veri atleti sono i ragazzi degli esport e non i comuni calciatori…

– Credi che il fatto che il CONI ha riconosciuto gli eSports come un vero e proprio sport possa costituire davvero il punto di svolta per la legittimazione del gaming anche in Italia?

  • Potrebbe essere un inizio… Un inizio che solo il CONI stesso dovrebbe affermare, sponsorizzando e diffondendo maggiormente questa grande e possibile svolta in Italia.

– Da gamer donna, hai dovuto affrontare difficoltà maggiori per affermarti in un mondo popolato per la stragrande maggioranza da ragazzi?

  • Decisamente no. “Per fortuna” ho sempre avuto a che fare con persone che hanno creduto in me e mi hanno dato piena fiducia, ed è grazie a questo che sono sempre cresciuta con il presupposto del team unito, della collaborazione e la fiducia reciproca tra compagni. Tutto ciò ovviamente non solo nel team, ma anche con altri compagni/e. Inoltre, tornando alla questione dello “svantaggio ” di essere donna, ho vissuto vari episodi ma oltretutto ho un buon ricordo di tutte le esperienze passate e se potessi rifarle, le rifarei di nuovo e… senza cambiare nulla.

– Cosa ne pensi del progetto GamerWall e della sezione dedicata al Girls Gaming?

  • Onestamente, Gamerwall non lo conosco abbastanza, però questo progetto Girls Gaming penso sia una bella opportunità per tutte le player come me, che possono raccontare la loro storia e vita da player, esprimendo se stesse e facendosi conoscere per quello che sono. Detto ciò ringrazio Fabia, Giulia e il progetto Gamerwall per l’ascolto e questa grande opportunità di esporre i miei pensieri. Spero di non essere stata logorroica, ma 7anni di carriera sono tanti per poterli racchiudere in poche parole. Un bacio a tutti!