Intervista a Giulia Mariella – Beyond The Sky

By Giulia Conte - - Gaming al femminile

Abbiamo già avuto modo di intervistare ragazze che, oltre a essere gamers, hanno fatto della loro passione anche un lavoro. Oggi però per la prima volta intervistiamo una ragazza che fa parte del team di sviluppo di un videogame in qualità di graphic designer; lei si chiama Giulia Mariella, è co-fondatrice della IperUrania Arts e si sta dedicando alla sua prima creatura: Beyond the Sky, un’avventura punta e clicca che è stata presentata con grande successo durante l’ultima edizione di Neoludica tenutasi a luglio a Venezia. Buona lettura!

 

 

– Come è nata la tua passione per il gaming e quali sono stati i tuoi giochi preferiti?

  • La mia passione per i videogiochi, come spesso accade, ha avuto origine nell’infanzia; da bambina amavo guardare i miei fratelli giocare sull’Amiga a qualunque gioco, ma i miei preferiti, quelli ai quali giocavo anche io erano The Great Giana Sisters e Mortal Kombat II. Credo che il motivo principale fosse la possibilità di usare personaggi femminili. Crescendo ho cominciato ad apprezzare anche altri giochi, come Wolfenstein 3D e Theme Hospital. Ho sempre amato spaziare tra i generi, senza averne uno su cui focalizzarmi. Tra i miei preferiti di sempre non posso non citare Grim Fandango e Baldurs Gate II, i quali ormai hanno un posto d’onore nel mio cuore.

– Parlaci un po’ di Beyond the Sky e dei protagonisti di Luna, Sole e Stelle, i tre capitoli del gioco.

  • Beyond the Sky è un’avventure illustrata dai toni oscuri e misteriosi composta da tre capitoli ognuno dei quali con un diverso protagonista ed elementi unici di gameplay. Una sorta di raccolta di racconti, in qualche modo legati tra loro, ma giocabili indipendentemente l’uno dall’altro. I tre capitoli sono Luna, nel quale seguiamo le vicende di Selene, una giovane fanciulla persa nel cuore di un bosco oscuro; Sole, in cui guidiamo il piccolo Elio all’interno di un mondo grottesco e inquietante alla ricerca della sua famiglia; e Stelle nel quale aiuteremo la schiava Aster a svelare gli inganni della villa presso la quale lavora.
    Ogni personaggio rappresenta alcuni aspetti dell’animo umano e ne indaga i timori. Il nostro intento, con Beyond the Sky, non è solo raccontare una storia, o meglio tre, ma anche invitare il giocatore a porsi delle domande. All’interno del gioco è possibile cogliere innumerevoli riferimenti e citazioni letterarie e artistiche, ma anche alla cultura pop che ci circonda: abbiamo messo in questo progetto molte delle cose che amiamo e possiamo dire da un certo punto di vista che ci abbiamo messo noi stessi creando un gioco molto introspettivo.

Uno screenshot di Beyond the Sky

– Esiste la formula perfetta per il gioco giusto?

  • Bella domanda! Se esistesse vorrei senza dubbio conoscerla! Ma temo che non ne esista una. Principalmente credo che cercare di creare il gioco “giusto”, quello che piace a tutti, ma proprio a tutti, sia una follia. Non si può accontentare ogni singolo giocatore, è impossibile! Bisogna sapere a chi ci si sta rivolgendo e ricordare sempre che il gioco lo si sta facendo perché qualcun altro lo giochi. Mettere le nostre passioni all’interno del gioco è una buona idea, ci aiuta ad appassionarci al progetto e a dargli carattere, ma non dimentichiamo di tenere sempre conto dell’opinione degli altri e di cercare di trarne consiglio imparando a riconoscere i punti di forza del gioco e i suoi limiti. Ovviamente anche un pizzico di fortuna non guasta mai in questo campo!
    Almeno io la penso così, ma magari mi sbaglio ed esiste davvero una formula matematica o magari addirittura magica in grado di creare giochi strepitosi!

– Quali sono le difficoltà più grandi che affronta un team completamente indipendente nel creare da zero un videogame?

  • Probabilmente la difficoltà più grande, ma anche la più ovvia è l’assenza di finanziamenti. Doversi autofinanziare in toto non è facile, spesso bisogna fare delle rinunce, dei tagli e i tempi di produzione, specie in un team piccolo come quello del quale faccio parte, si dilatano notevolmente dando la sensazione di portare avanti un lavoro infinito. L’altro grande problema del panorama indie è il farsi notare. Il mercato dei videogiochi è saturo, non saprei neanche dire quante case di videogiochi sono attualmente attive, ma sicuramente sono un numero molto alto. Il mercato indie non è da meno: da qualche anno a questa parte i videogiochi indipendenti sono cresciuti esponenzialmente, quindi farsi largo tra la folla non è una passeggiata, bisogna fare un uso intensivo ma attento dei canali social e questo, anche se può non sembrare, è già di per sé un lavoro a tempo pieno.
    Essere indipendenti ha comunque i suoi lati positivi, ad esempio noi stiamo lavorando su un progetto molto artistico e molto intimo, se così si può dire, e non vorrei mai dover rendere conto a un produttore o a chiunque altro sulle scelte stilistiche o sullo sviluppo della storia. Essere indipendenti credo sia fondamentalmente una scelta.

Al lavoro su Beyond the Sky
– Quello del graphic designer è un lavoro complesso, diviso tra una componente tecnica e una più artistica. Quale delle due “anime” pensi che prevalga in Beyond the Sky e perché?

  • Lo stile grafico di Beyond the Sky cerca di dare la sensazione di avere davanti un libro illustrato, quindi credo di poter dire con sicurezza che l’anima artistica abbia ampiamente preso il sopravvento. Questa è una scelta che abbiamo adottato per far sì che il giocatore non abbia la sensazione di trovarsi davanti ad un software, ma che invece si senta partecipe degli avvenimenti e delle emozioni che coinvolgono i personaggi. Proprio per questo motivo torno molto spesso sulla progettazione dell’interfaccia di gioco, perché stiamo cercando di renderla poco invadente e perfettamente integrata con il gioco stesso, per non distrarre il giocatore e regalargli la miglior esperienza possibile.

– Hai avuto difficoltà maggiori per affermarti in un mondo popolato per la stragrande maggioranza da ragazzi?

  • Non ho mai fatto particolarmente caso a questa cosa anche perché lavorando in un team di sole due persone non ho mai subito discriminazioni sul luogo di lavoro o cose del genere.
    La prima volta che mi sono resa realmente conto del fatto che sia un mondo popolato principalmente da uomini è stato lo scorso luglio, sull’isola di San Servolo al Neoludica dove abbiamo presentato Beyond the Sky: sono rimasta quasi stupita dall’elogio fattomi da Ivan Venturi riguardo all’essere una ragazza che ricopre un ruolo importante in un settore prevalentemente maschile, non ci avevo mai pensato.
    In generale penso che sia inevitabile quando si è “la minoranza” avere qualche difficoltà, ma noi donne abbiamo sempre dato prova di essere determinate e già ad oggi posso dire che anche in questo ambito stiamo facendo del nostro meglio per affermarci.