Intervista a Federica Galati – Ubisoft Community Manager

By Giulia Conte - - Gaming al femminile

La passione per il gaming la sviluppano in moltissimi, ma per molti rimane appunto una passione. Pochissimi sono quelli che riescono a trovare un modo per trasformare la propria passione in un lavoro, sfruttando le competenze apprese nel corso dei propri studi. Una ragazza che ce l’ha sicuramente fatta è Federica Galati, che lavora in Ubisoft come Community Manager. Questo è quello che ci ha raccontato.


Parlaci un po’ della tua carriera.

  • Tutto è iniziato nel 2013, durante il mio Erasmus a Edimburgo, quando mi è venuta l’ispirazione di scrivere la mia tesi di laurea in Scienze della Comunicazione sul videogioco che mi ha svoltato la vita e la carriera: World of Warcraft. Dopo aver ottenuto un’intervista presso gli uffici di Activision Blizzard Italia, sono riuscita ad attirare la loro attenzione dopo pochi mesi dalla laurea, così da propormi uno stage come Trade Marketing Intern. Nel 2014 entro in Ovosonico come PR & Community Manager, partecipando al lancio di Murasaki Baby e avendo l’occasione di partecipare ad eventi internazionali, come la Gamescom di Colonia. Dopo un anno decido di voler tornare all’estero e, dopo tante fasi di selezione, riesco finalmente ad ottenere l’offerta di lavoro presso gli uffici di Ubisoft EMEA CRC a Newcastle, come Community Manager per Just Dance e Watch Dogs 2.

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-Quali sono le difficoltà che si possono incontrare nel percorso?

Lavorare in questo settore è passione, gioia, divertimento ma anche tanta fatica, stress e dedizione. Se si incontrano degli ostacoli nel proprio percorso è fondamentale andare avanti, rialzarsi e trovare la determinazione per centrare l’obiettivo fino in fondo.

-Cosa pensi del movimento degli eSports in generale e come credi possa migliorare in Italia?

Ogni anno la realtà degli eSport guadagna un pezzo di popolarità in più nel settore dell’intrattenimento mondiale. Se si pensa al successo di Twitch e a come abbia influito sulla crescita degli eSport è impressionante. Per l’Italia è un mercato ancora troppo grezzo, bisognerebbe spingere di più per far promuovere il movimento a livello culturale. Anche se recentemente è stato riconosciuto come uno sport a tutti gli effetti, sono convinta che se si domanda ad una persona per strada “Che cosa sono gli eSports?” la maggior parte risponderà di non conoscerli o, peggio, di disconoscerli come sport.

-All’estero stanno avendo successo le trasmissioni a sfondo gaming che trasmettono e commentano i vari tornei internazionali; come accoglieresti una proposta del genere in Italia?

Sarebbe l’inizio di una nuova era per il settore videoludico italiano. Il problema è che siamo in una fase ancora iniziale per far sì che le trasmissioni a sfondo gaming possano occupare un posto decisivo nell’intrattenimento nel nostro paese. Il recente ingresso degli e-sport nei cinema italiani è sicuramente è un passo in avanti per il futuro di questo mercato. Sono fiduciosa.

-Raccontaci un aneddoto particolarmente emozionante vissuto in questi anni.

Il ricordo più emozionante è legato alla chiamata di Activision Blizzard per offrirmi la posizione di stage. L’emozione è stata fortissima, la mia mente ripeteva: “Ce l’hai fatta. Stai per fare della tua passione un lavoro. Incredibile.”

-Raccontacene ora uno divertente e inaspettato.

Per il lancio di The Division è stato organizzato un evento epico qui al CRC! Ciascun collega che entrava in ufficio veniva perlustrato e ripulito dalle infezioni del virus. Ricordo che ero ancora dormiente, faccio per entrare nell’ingresso e mi ritrovo i colleghi che mi balzano attorno per decontaminarmi. Sono rimasta scioccata!

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-Come ti sei avvicinata al mondo dei videogiochi e qual è il tuo titolo preferito di sempre?

Potrei soffermarmi su questa domanda scrivendo pagine di testo ma cercherò di essere breve! A 5 anni i miei mi regalano il GameBoy e con Super Mario iniziarono le mie prime lunghe ore di partire interminabili. Con l’arrivo della PlayStation, tra SpyroCrashTekken 3, ho realizzato che la mia vera passione non erano le Barbie, ma i videogiochi. World of Warcraft è chiaramente il titolo della mia vita, non solo per il discorso della carriera ma sopratutto perché mi aiutò ad evadere dalle difficoltà adolescenziali e il rifiuto continuo per la scuola.
Recentemente sono stata rapita da Life is Strange e ammaliata dai dettagli grafici di Uncharted 4.

-Aspettative per il futuro?

Sicuramente rimanere in questo settore, non potrei mai pensare di abbandonarlo. Il mio obiettivo finale è diventare Brand Manager di un titolo triple “A”.

-Ritieni che i più importanti player nel panorama gaming meritino notorietà come un qualsiasi sportivo?

Se come “più importanti player” si definiscono i più noti vincitori di tornei e-Sports la mia risposta è sì, dovrebbero avere la stessa notorietà di un calciatore di serie A. In America molte squadre sono trattate come delle vere e proprie celebrità.

-Cosa pensi del progetto Gamerwall?

Sono particolarmente felice di vedere una sezione dedicata al gaming al femminile. Ormai è evidente che le donne stanno prendendo uno spazio non indifferente nel settore ed è bello che finalmente gli uomini se ne stiano rendendo conto. Ammiro molte figure femminili italiane che lavorano nello sviluppo: Elisabetta Silli, Game Designer di Naughty Dog ne è un grande esempio!

-Cosa consigli a chi vuole avvicinarsi a questo mondo?

Imparare l’inglese prima di tutto. È fondamentale per entrare nell’industria dei videogiochi o in qualsiasi altro settore. Se si vuole far colpo sulle aziende bisogna riuscire a far parlare di sè e costruirsi la propria identità fin da subito mostrando qualcosa di concreto, che sia una tesi di laurea o un progetto videoludico. Non bisogna soffermarsi a cercare lavoro in Italia ma inviare CV specialmente estero. LinkedIn è un ottimo strumento per questo, consiglio sempre a tutti di creare un profilo mirato alla posizione di lavoro alla quale si sta puntando e filtrare le ricerche secondo la località e settore. Io ho trovato lavoro così!

-Raccontaci cosa vuol dire per te far parte di una community come quella italiana.

Quella italiana è una community divertentissima, sono legata a parecchie persone, tra cui i moderatori volontari del forum Ubisoft, con i quali ho costruito un rapporto di amicizia al di là di quello professionale. Quando ero una giocatrice hardcore partecipavo ai raduni di Gilda dove avevo l’occasione di conoscere le persone con le quali “nerdavo” fino a tarda notte. Bei tempi.