Intervista a Anna Faroni – Dragons Power Ladies

By Giulia Conte - - Gaming al femminile

Per la nostra rubrica dedicata al Girls Gaming, oggi abbiamo intervistato Anna Faroni, componente delle Dragons Power Ladies, team competitive tutto femminile di Call of Duty e parte della multigaming Dragons Power Gaming.


– Ciao Anna, innanzitutto come è nata la tua passione per il gaming e quali sono stati i tuoi giochi preferiti?

  • Mi sono avvicinata al gaming con la PS2, giocavo specialmente a GTA San AndreasSlyPrince of PersiaPes. Ma la mia vita cambia radicalmente quando esce la PS3. Lì mi avvicino agli sparatutto in prima persona, devo ammettere che l’idea, all’inizio, non mi piaceva neanche… Poi per caso vedo questo mio amico giocare a Black Ops 2. È amore a prima vista. Mi sono fatta spiegare i tasti ed ho iniziato a giocare sempre e solo a quello. Non esisteva nient’altro. Successivamente mi sono impegnata molto per migliorare, ho conosciuto amici online che si sono presi l’impegno di aiutarmi, a fare di me una giocatrice almeno mediocre, soprattutto utilizzando lo sniper, che su BO2 mi piaceva molto usare. Ammetto che nel primo periodo, quando ancora non ero brava, stavo negli angoli, circondata da scosse, per fare più uccisioni possibili. Successivamente ho provato anche GhostAdvanced WarfareBlack Ops e Modern Warfare 2. Ho provato anche Battlefield 4, ma ora grazie alla PlayStation 4 gioco praticamente solo a Call Of Duty Black Ops 3: nonostante le molte critiche, lo trovo molto bello, ma il mio preferito rimane Bo2.

– Parlaci un po’della tua esperienza nel campo del competitive.

  • Il trampolino di lancio per me è stato proprio Black Ops 3. A gennaio sono entrata a far parte di un team,  le Extreme Girls. Ero felice, finalmente potevo coronare il sogno di giocare con altre ragazze che coltivavano la mia stessa passione. Ora siamo entrate nella multigaming dei Dragons Power e siamo diventate le Dragons Power Ladies, faccio parte del rooster ufficiale che competerà anche alla LAN di fine settembre a Milano. L’allenamento è fondamentale per chi vuole provare a far competitive. Oltre a questo bisogna anche un certo feeling con i propri compagni, essendo un gioco di squadra. Bisogna avere armonia ed essere in grado di coordinarsi. Probabilmente sembra facile visto da fuori, che ci vuole a sparare a personaggi virtuali? Posso assicurare che non è cosi. Mi sono trovata avversarie molto toste che non ci hanno impiegato molto a batterci, ma le sconfitte servono a migliorare, e pian piano anche noi stiamo prendendo la giusta direzione, vincendo anche alcune scrim molto impegnative. L’importante è non arrendersi alla prima difficoltà, assorbire tutto ciò che si può imparare per migliorare ed andare avanti a testa alta. Questo è quello che io e le mie compagne facciamo.

– Credi che il fatto che il CONI ha riconosciuto gli eSports come un vero e proprio sport possa costituire davvero il punto di svolta per la legittimazione del gaming anche in Italia?

  • Penso che il riconoscimento da parte del CONI di eSports sia un passo importante per tutti noi. Essere riconosciuti come sportivi è d’obbligo nel momento in cui ciò comporta fatica, sudore e molti sacrifici. Spesso i videogiocatori sono visti con superficialità da chi, forse, non se ne intende molto. Questo riconoscimento equivale, a mio  avviso, ad una piccola vittoria per noi che facciamo questo tipo di attività. Inoltre è un piccolo passo verso Paesi in cui il mondo competitivo è una realtà affermata e molto presente.

– Da gamer donna, hai dovuto affrontare difficoltà maggiori per affermarti in un mondo popolato per la stragrande maggioranza da ragazzi?

  • Fortunatamente ho avuto poche esperienze negative in quanto donna. Anzi, appena dichiaravo di essere una ragazza per lo più si creava un clima di stupore e curiosità. I ragazzi che insultano ci sono sempre, certe volte anche in modo pesante, ma non ci faccio molto caso in quanto è una minima parte. Nella mia esperienza, soprattutto con CoD, ho conosciuto molti ragazzi disponibili a giocare con me, conoscermi. Ho creato molte amicizie che poi sono anche uscite dal videogioco e sono diventate reali. Ho incontrato di persona alcuni gamer, passando qualche ora o una giornata intera a parlare con loro e ammetto che è una sensazione strana ma bella allo stesso tempo. Non si sente più solo una voce attraverso le cuffie, tutto diventa reale, devo a Cod molti rapporti che perdurano nel tempo.
    Essere una ragazza risulta difficile nel momento in cui alcuni rimangono convinti che i giochi sparatutto siano solo per maschi, quando ormai non è più così da un paio d’anni almeno. Io di questi soggetti non ne ho mai incontrati fortunatamente, ma sono conscia della loro esistenza e, mi dispiace per loro!

– Cosa ne pensi del progetto GamerWall e della sezione dedicata al Girls Gaming?

  • Il progetto GamerWall è fantastico! Soprattutto se si vuole rimanere sempre aggiornati con le novità o si vogliono leggere interviste a videogiocatori o “pezzi grossi” di questo mondo. Grafica semplice e intuitiva, da quando mi avete linkato il sito, entro a leggere gli articoli giorno si e giorno si! Lo spazio dedicato al Girls Gaming è il mio preferito, ma forse sono un po’ di parte. È la conferma che il competitive femminile sta prendendo piede in questa realtà che prima era “solo per maschi”, e ovviamente non può che farmi piacere.